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né riceve servizi dalle mani di un uomo, come se avesse bisogno di qualcuno, essendo lui che dà a tutti vita, respiro e ogni cosa. (Atti degli Apostoli 17, 25)
dove trovò un giudeo di nome Aquila, nativo del Ponto, appena giunto dall'Italia con sua moglie Priscilla, perché Claudio aveva ordinato che tutti i Giudei se ne andassero da Roma. Paolo si recò da essi (Atti degli Apostoli 18, 2)
e, poiché era dello stesso mestiere, rimase ad alloggiare presso di loro e lavorava: infatti erano fabbricanti di tende. (Atti degli Apostoli 18, 3)
Ogni sabato poi parlava nella sinagoga e cercava di persuadere i Giudei e i Greci. (Atti degli Apostoli 18, 4)
E di là si trasferì presso un certo Tizio Giusto, che onorava Dio, la cui casa era contigua alla sinagoga. (Atti degli Apostoli 18, 7)
Crispo, capo della sinagoga, credette al Signore con tutta la sua casa, e molti dei Corinzi che avevano ascoltato Paolo credevano e si facevano battezzare. (Atti degli Apostoli 18, 8)
Ma se si tratta di questioni di dottrina e di nomi e della vostra legge, vedetevela voi: io non voglio essere giudice di queste cose". (Atti degli Apostoli 18, 15)
Allora tutti afferrarono Sòstene, capo della sinagoga, e lo percossero davanti al tribunale: ma Gallione non se ne preoccupava affatto. (Atti degli Apostoli 18, 17)
Giunsero ad Efeso e quivi li lasciò. Paolo, entrato nella sinagoga, incominciò a discutere con i Giudei. (Atti degli Apostoli 18, 19)
Essi gli chiesero di prolungare il suo soggiorno, ma egli non acconsentì. (Atti degli Apostoli 18, 20)
Egli cominciò a predicare con franchezza nella sinagoga. Priscilla e Aquila, dopo averlo ascoltato, lo presero con loro e gli esposero con maggior esattezza la via di Dio. (Atti degli Apostoli 18, 26)
E poiché egli desiderava passare in Acaia, i fratelli lo incoraggiarono e scrissero ai discepoli di fargli buona accoglienza. Il suo arrivo e la sua presenza furono di grande giovamento a coloro che avevano creduto per opera della grazia. (Atti degli Apostoli 18, 27)