Talált 11666 Eredmények: Cè
Saliti su una nave di Adramitto, che stava per far vela verso i porti dell'Asia, prendemmo il mare avendo con noi Aristarco, un macedone di Tessalònica. (Atti degli Apostoli 27, 2)
Il giorno seguente approdammo a Sidone e Giulio, che trattava Paolo con benevolenza, permise che si recasse dagli amici per riceverne i buoni uffici. (Atti degli Apostoli 27, 3)
Salpati di là facemmo vela sotto Cipro, poiché i venti erano contrari, (Atti degli Apostoli 27, 4)
Quivi il centurione trovò una nave alessandrina in rotta verso l'Italia e ci fece salire su di essa. (Atti degli Apostoli 27, 6)
Essendo passato molto tempo ed essendo ormai malsicura la navigazione, poiché era già trascorso anche il giorno del digiuno, Paolo li ammoniva dicendo: (Atti degli Apostoli 27, 9)
Ma il centurione si fidava di più del capitano e dell'armatore che delle parole di Paolo. (Atti degli Apostoli 27, 11)
E poiché il porto non era adatto per svernare, i più presero la decisione di salpare di là, nella speranza di poter giungere a svernare a Fenice, un porto di Creta che guarda a libeccio e a maestrale. (Atti degli Apostoli 27, 12)
Poiché erano violentemente battuti dalla tempesta, il giorno seguente fecero gettito del carico, (Atti degli Apostoli 27, 18)
dicendomi: "Non temere, Paolo; tu devi comparire di fronte a Cesare, ed ecco, Dio ti ha fatto grazia di tutti coloro che navigano con te". (Atti degli Apostoli 27, 24)
Essendo ormai la quattordicesima notte che eravamo sbattuti nell'Adriatico, verso la metà della notte i marinai ebbero l'impressione che si stesse avvicinando terra. (Atti degli Apostoli 27, 27)
Temendo che andassimo a cadere contro delle scogliere, dalla prua calarono le quattro ancore e aspettavano ansiosi che si facesse presto giorno. (Atti degli Apostoli 27, 29)
Ma poiché i marinai cercavano di fuggire dalla nave, e avevano calato la scialuppa in mare col pretesto di volere tendere delle ancore da prua, (Atti degli Apostoli 27, 30)