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Se poi morimmo con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, (Romani 6, 8)
Egli infatti morì e morì al peccato una volta per sempre; ora invece egli vive, e vive per Dio. (Romani 6, 10)
Così anche voi, reputate voi stessi come morti al peccato e viventi per Dio in Cristo Gesù. (Romani 6, 11)
e non presentate le vostre membra come armi di iniquità per il peccato, ma offrite voi stessi a Dio come viventi dopo essere stati morti e le vostre membra come armi di giustizia per Dio; (Romani 6, 13)
O ignorate, fratelli, -- parlo a gente che conosce la legge -- che la legge ha potere sull'uomo per tutto il tempo che egli vive? (Romani 7, 1)
Infatti la donna sposata, per legge, è legata all'uomo finché questi vive; ma se l'uomo viene a morire, essa rimane sciolta dalla legge che la lega all'uomo. (Romani 7, 2)
Perciò, se, essendo vivo l'uomo, si dà a un altro uomo, viene dichiarata adultera. Se invece viene a morire l'uomo, è libera dalla legge, in modo da non essere adultera se si dà a un altro uomo. (Romani 7, 3)
Quando infatti eravamo in balìa della carne, le passioni che inducono al peccato, attivate dalla legge, agivano nelle nostre membra facendoci portare frutti degni di morte. (Romani 7, 5)
Ma io un tempo senza la legge vivevo; ma venuto il comando, il peccato si destò a vita, (Romani 7, 9)
ma io morii; e il precetto che doveva darmi la vita, divenne per me causa di morte. (Romani 7, 10)
Ciò che è buono divenne morte per me? Non sia mai detto: ma il peccato, per manifestarsi peccato, per mezzo di ciò che è buono opera in me la morte, per diventare peccaminoso al massimo per mezzo del comandamento. (Romani 7, 13)
ma vedo una legge diversa nelle mie membra che osteggia la legge della mia mente e mi rende schiavo alla legge del peccato che sta nelle mie membra. (Romani 7, 23)