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Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Vedi, il mio signore non mi domanda conto di quanto è nella sua casa e mi ha dato in mano tutti i suoi averi. (Genesi 39, 8)
E, benché ogni giorno essa ne parlasse a Giuseppe, egli non acconsentì di unirsi, di darsi a lei. (Genesi 39, 10)
Ora un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro, mentre non c'era nessuno dei domestici. (Genesi 39, 11)
Ma il Signore fu con Giuseppe, gli conciliò benevolenza e gli fece trovare grazia agli occhi del comandante della prigione. (Genesi 39, 21)
Il comandante della prigione non si prendeva cura più di nulla di quanto gli era affidato, perché il Signore era con lui e quello che egli faceva il Signore faceva riuscire. (Genesi 39, 23)
Appunto al terzo giorno - era il giorno natalizio del faraone - egli fece un banchetto a tutti i suoi ministri e allora sollevò la testa del capo dei coppieri e la testa del capo dei panettieri in mezzo ai suoi ministri. (Genesi 40, 20)
Gli risposero: «No, signore mio; i tuoi servi sono venuti per acquistare viveri. (Genesi 42, 10)
Al terzo giorno Giuseppe disse loro: «Fate questo e avrete salva la vita; io temo Dio! (Genesi 42, 18)
«Quell'uomo che è il signore del paese ci ha parlato duramente e ci ha messi in carcere come spie del paese. (Genesi 42, 30)
Ma l'uomo, signore del paese, ci ha risposto: In questo modo io saprò se voi siete sinceri: lasciate qui con me uno dei vostri fratelli, prendete il grano necessario alle vostre case e andate. (Genesi 42, 33)
dissero: «Mio signore, noi siamo venuti gia un'altra volta per comperare viveri. (Genesi 43, 20)
Non è forse questa la coppa in cui beve il mio signore e per mezzo della quale egli suole trarre i presagi? Avete fatto male a fare così». (Genesi 44, 5)