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  • Davide prese la testa del filisteo e la portò a Gerusalemme, mentre le sue armi le depose nella propria tenda. (Samuele 1 17, 54)

  • A Ebron regnò su Giuda sette anni e sei mesi, e a Gerusalemme regnò trentatré anni su tutto Israele e su Giuda. (Samuele 2 5, 5)

  • Il re marciò con i suoi uomini verso Gerusalemme contro i Gebusei che abitavano la regione. Fu detto a Davide: "Non entrerai, ma i ciechi e gli zoppi ti cacceranno"; volevano dire: "Davide non entrerà qui". (Samuele 2 5, 6)

  • Dopo la sua venuta da Ebron, Davide prese altre concubine e mogli di Gerusalemme e gli nacquero altri figli e figlie. (Samuele 2 5, 13)

  • Questi sono i nomi dei figli che gli nacquero a Gerusalemme: Sammùa, Sobàb, Natan, Salomone, (Samuele 2 5, 14)

  • Davide prese gli scudi d'oro che appartenevano ai servi di Adad-E'zer e li portò a Gerusalemme. (Samuele 2 8, 7)

  • Però Merib-Baal risiedeva a Gerusalemme perché mangiava sempre alla mensa del re. Era storpio di tutti e due i piedi. (Samuele 2 9, 13)

  • Gli Ammoniti, quando videro che gli Aramei si erano dati alla fuga, fuggirono anch'essi davanti ad Abisài e rientrarono in città. Allora Ioab smise di attaccare gli Ammoniti e ritornò a Gerusalemme. (Samuele 2 10, 14)

  • Al cominciar dell'anno, nel tempo che i re fanno spedizioni, Davide mandò Ioab con i suoi servi e tutto Israele a devastare il paese degli Ammoniti: essi posero l'assedio a Rabbà, mentre Davide stava a Gerusalemme. (Samuele 2 11, 1)

  • Davide disse a Uria: "Rimani qui anche oggi e domani ti rimanderò". Così Uria rimase quel giorno a Gerusalemme e il giorno successivo. (Samuele 2 11, 12)

  • La popolazione che vi era la deportò e la sottopose al lavoro della sega, dell'ascia di ferro, della scure di ferro e la pose alla lavorazione dei mattoni. Così trattò pure tutte le città degli Ammoniti. Poi Davide ritornò con tutto il popolo a Gerusalemme. (Samuele 2 12, 31)

  • Poi Ioab si alzò e andò a Ghesùr e ricondusse Assalonne a Gerusalemme. (Samuele 2 14, 23)


“Os talentos de que fala o Evangelho são os cinco sentidos, a inteligência e a vontade. Quem tem mais talentos, tem maior dever de usá-los para o bem dos outros.” São Padre Pio de Pietrelcina