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Il mio fiato ripugna a mia moglie; sono diventato fetido per i figli di mia madre. (Giobbe 19, 17)
Mi hanno in orrore tutti i miei confidenti, e quelli che amavo si sono rivoltati contro di me. (Giobbe 19, 19)
Ah, se si scrivessero le mie parole, se si fissassero in un libro; (Giobbe 19, 23)
Io so che il mio Vendicatore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere! (Giobbe 19, 25)
il suo cibo si altera nelle sue viscere, divenendo un veleno di vipera dentro di lui. (Giobbe 20, 14)
I beni che aveva divorato, li rivomita; Dio glieli caccia fuori dal ventre. (Giobbe 20, 15)
Niente sfuggiva alla sua voracità, perciò il suo benessere non è stabile. (Giobbe 20, 21)
Tutte le tenebre sono a lui riservate, lo divora un fuoco non acceso da uomo; esso consuma quanto è rimasto nella tenda. (Giobbe 20, 26)
Il cielo rivela la sua iniquità e contro di lui si solleva la terra. (Giobbe 20, 27)
Mi lamento forse di un uomo? e dunque non ho motivo di impazientirmi? (Giobbe 21, 4)
Quando ci penso, rimango scosso e la mia carne è presa da un brivido. (Giobbe 21, 6)
Perché vivono felici i malvagi, e, invecchiati, accrescono il loro potere? (Giobbe 21, 7)