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Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: (Giona 3, 1)
Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. (Giona 3, 3)
Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand'ero nel mio paese? Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. (Giona 4, 2)
Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». (Giona 4, 3)
Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?». (Giona 4, 4)
Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino. (Giona 4, 6)
Ma il Signore gli rispose: «Tu ti dai pena per quella pianta di ricino per cui non hai fatto nessuna fatica e che tu non hai fatto spuntare, che in una notte è cresciuta e in una notte è perita: (Giona 4, 10)
Parola del Signore, rivolta a Michea di Morèset, al tempo di Iotam, di Acaz e di Ezechia, re di Giuda. Visione che egli ebbe riguardo a Samaria e a Gerusalemme. (Michea 1, 1)
Udite, popoli tutti! Fà attenzione, o terra, con quanto contieni! Il Signore Dio sia testimone contro di voi, il Signore dal suo santo tempio. (Michea 1, 2)
Poiché ecco, il Signore esce dalla sua dimora e scende e cammina sulle alture del paese; (Michea 1, 3)
Si attendeva il benessere la popolazione di Maròt, invece è scesa la sciagura da parte del Signore fino alle porte di Gerusalemme. (Michea 1, 12)
Perciò così dice il Signore: «Ecco, io medito contro questa genìa una sciagura da cui non potran sottrarre il collo e non andranno più a testa alta, perché sarà quello tempo di calamità. (Michea 2, 3)