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Così Giònata tornò a Gerusalemme con i suoi uomini carichi di bottino. (Maccabei 1 10, 87)
Il re Alessandro, udendo queste notizie, aumentò gli onori a Giònata; (Maccabei 1 10, 88)
Quando giunse ad Azoto, gli mostrarono il tempio di Dagon bruciato e Azoto e i villaggi intorno distrutti, i cadaveri buttati qua e là e quelli carbonizzati, che Giònata aveva bruciato nella guerra: li avevano appunto accumulati lungo il suo percorso. (Maccabei 1 11, 4)
Raccontarono al re quanto aveva fatto Giònata, per metterlo in cattiva luce, ma il re tacque. (Maccabei 1 11, 5)
Giònata andò incontro al re a Giaffa con sfarzo e si salutarono scambievolmente e vi passarono la notte. (Maccabei 1 11, 6)
Giònata accompagnò poi il re fino al fiume chiamato Elèutero e fece ritorno a Gerusalemme. (Maccabei 1 11, 7)
In quei giorni Giònata radunò gli uomini della Giudea per espugnare la Cittadella di Gerusalemme e allestì molte macchine contro di essa. (Maccabei 1 11, 20)
Allora alcuni nemici del popolo, uomini iniqui, che odiavano la propria gente, corsero dal re ad annunciare che Giònata assediava la Cittadella. (Maccabei 1 11, 21)
Sentendo la cosa, quegli si adirò; quando ne ebbe conferma, si mise subito in viaggio, venne a Tolemàide e scrisse a Giònata di sospendere l'assedio e di andargli incontro a Tolemàide al più presto per un colloquio. (Maccabei 1 11, 22)
Quando Giònata ricevette il messaggio, ordinò di continuare l'assedio e, scelti alcuni anziani e sacerdoti, decise di esporre se stesso al pericolo; (Maccabei 1 11, 23)
Giònata poi chiese che il re dichiarasse la Giudea esente dai tributi, insieme alle tre toparchie e alla Samaria, e gli promise trecento talenti. (Maccabei 1 11, 28)
Il re acconsentì e scrisse a Giònata, a proposito di tutto questo, lettere del seguente tenore: (Maccabei 1 11, 29)