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Poiché dice il Signore degli eserciti, Dio d'Israele: "La figlia di Babilonia è come un'aia al tempo in cui viene spianata; ancora un poco e verrà per essa il tempo della mietitura". (Geremia 51, 33)
"Il mio strazio e la mia sventura ricadano su Babilonia!", dice la popolazione di Sion. "Il mio sangue sugli abitanti della Caldea!", dice Gerusalemme. (Geremia 51, 35)
Come è stata presa e occupata Sesac, l'orgoglio di tutta la terra? Come è diventata un orrore Babilonia fra le nazioni? (Geremia 51, 41)
Sono diventate una desolazione le sue città, una terra riarsa, una steppa. Nessuno abita più in esse non vi passa più nessun essere umano. (Geremia 51, 43)
Esulteranno su Babilonia cielo e terra e quanto contengono, perché da settentrione verranno contro di essa i devastatori. Oracolo del Signore. (Geremia 51, 48)
Anche Babilonia deve cadere per gli uccisi d'Israele, come per Babilonia caddero gli uccisi di tutta la terra. (Geremia 51, 49)
Udite! Un grido da Babilonia, una rovina immensa dalla terra dei Caldei. (Geremia 51, 54)
È il Signore che devasta Babilonia e fa tacere il suo grande rumore. Mugghiano le sue onde come acque possenti, risuona il frastuono della sua voce, (Geremia 51, 55)
Al quarto mese, il nove del mese, quando la fame dominava nella città e non c'era più pane per il popolo della terra, (Geremia 52, 6)
fu aperta una breccia nella città. Allora tutti i soldati fuggirono, uscendo dalla città di notte per la via della porta fra le due mura, presso il giardino del re e, mentre i Caldei erano intorno alla città, presero la via dell'Araba. (Geremia 52, 7)
Nabuzaradàn, capo delle guardie, lasciò parte dei poveri della terra come vignaioli e come agricoltori. (Geremia 52, 16)
Il capo delle guardie fece prigioniero Seraià, sacerdote capo, e Sofonia, sacerdote del secondo ordine, insieme ai tre custodi della soglia. (Geremia 52, 24)