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Aspettava infatti la città ben fondata, della quale è stato architetto e costruttore Dio stesso. (Ebrei 11, 10)
Ora invece essi aspirano a una patria migliore, e cioè alla celeste. Perciò Dio non ha vergogna di essere chiamato il loro Dio. Infatti egli ha preparato loro una città. (Ebrei 11, 16)
perché aveva ritenuto che Dio è potente anche per risuscitare da morte. Onde lo ricevette, e come in figura. (Ebrei 11, 19)
preferendo essere maltrattato col popolo di Dio, piuttosto che avere un godimento passeggero di peccato, (Ebrei 11, 25)
avendo Dio predisposto per noi qualcosa di meglio, perché non arrivassero alla perfezione senza di noi. (Ebrei 11, 40)
avendo lo sguardo fisso su Gesù, autore e consumatore della fede, il quale, in luogo della gioia che gli si proponeva davanti, si sottopose alla croce, sprezzando l'ignominia, e ora siede alla destra del trono di Dio. (Ebrei 12, 2)
Per correzione voi soffrite. Dio si presenta a voi come a figli: qual è il figlio che il padre non corregge? (Ebrei 12, 7)
Noi avevamo come correttori i padri della nostra carne e li veneravamo. Non saremo molto di più sottomessi a Dio, padre degli spiriti, per avere la vita? (Ebrei 12, 9)
vigilando perché nessuno sia mancante alla grazia di Dio, perché non nasca alcuna radice amara e diventi causa di torbidi, e per mezzo di questa non siano infettati molti. (Ebrei 12, 15)
Al contrario vi siete avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e alle miriadi di angeli, ceto trionfante (Ebrei 12, 22)
e assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, a Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti, giunti al perfezionamento, (Ebrei 12, 23)
Perciò noi, che riceviamo il regno che non può venire scosso, riteniamo la grazia, per mezzo della quale prestiamo a Dio il culto, in modo che piaccia a lui, con rispetto e timore. (Ebrei 12, 28)
