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Allora Davide disse ad Abisài: "Ora ci è più nocivo Seba, figlio di Bicrì, che Assalonne. Prendi tu i servi del tuo signore e inseguilo, perché non si procuri delle città fortificate e ci sfugga". (Samuele 2 20, 6)
Amasà non fece attenzione alla spada che era nella sinistra di Ioab, il quale lo colpì con essa al ventre spargendo a terra le sue viscere senza colpirlo una seconda volta e quello morì. Allora Ioab e Abisài, suo fratello, si dettero all'inseguimento di Seba, figlio di Bicrì. (Samuele 2 20, 10)
La donna si volse a tutto il popolo con la sua saggezza: così quelli tagliarono la testa di Seba, figlio di Bicrì, e la gettarono a Ioab. Questi suonò il corno e si allontanarono dalla città, ognuno alla sua tenda. Ioab ritornò a Gerusalemme dal re. (Samuele 2 20, 22)
Poi Davide andò a prendere le ossa di Saul e quelle di suo figlio Gionata dai capi di Iabes di Galaad, i quali le avevano sottratte dalla piazza di Bet-Sean, dov'erano stati appesi dai Filistei nel giorno in cui essi avevano sconfitto Saul sul Gelboe. (Samuele 2 21, 12)
Isbi-Benòb, dei discendenti di Rafa, che aveva una lancia del peso di trecento sicli di rame ed era cinto di una spada nuova, pensò di colpire Davide; (Samuele 2 21, 16)
Dopo questo ci fu ancora una battaglia a Gob contro i Filistei. Fu allora che Sibbecai, il cusatita, colpì Saf, discendente di Rafa. (Samuele 2 21, 18)
Ci fu un'altra battaglia a Gat. Vi era un uomo di grande statura che aveva sei dita per ogni mano e sei dita per ogni piede, in tutto ventiquattro; anch'egli discendeva da Rafa. (Samuele 2 21, 20)
Quei quattro erano discendenti di Rafa, in Gat, e caddero per mano di Davide e dei suoi servi. (Samuele 2 21, 22)
si avvolse di tenebre come tenda, un ammasso di acqua, nubi profondissime. (Samuele 2 22, 12)
Per lo splendore davanti a lui, s'accesero carboni di fuoco; (Samuele 2 22, 13)
Dio è mia fortezza potente, ed estende il suo dominio perfetto, (Samuele 2 22, 33)
Tu rendesti spedito il mio passo, e le mie caviglie non vacillarono. (Samuele 2 22, 37)