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e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: «Non voglio veder morire il fanciullo!». Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. (Genesi 21, 16)
Esaù disse al padre: «Hai una sola benedizione padre mio? Benedici anche me, padre mio!». Ma Isacco taceva ed Esaù alzò la voce e pianse. (Genesi 27, 38)
Poi Giacobbe baciò Rachele e pianse ad alta voce. (Genesi 29, 11)
Ma Esaù gli corse incontro, lo abbracciò, gli si gettò al collo, lo baciò e piansero. (Genesi 33, 4)
Tutti i suoi figli e le sue figlie vennero a consolarlo, ma egli non volle essere consolato dicendo: «No, io voglio scendere in lutto dal figlio mio nella tomba». E il padre suo lo pianse. (Genesi 37, 35)
Allora egli si allontanò da loro e pianse. Poi tornò e parlò con essi. Scelse tra di loro Simeone e lo fece incatenare sotto i loro occhi. (Genesi 42, 24)
Giuseppe uscì in fretta, perché si era commosso nell'intimo alla presenza di suo fratello e sentiva il bisogno di piangere; entrò nella sua camera e pianse. (Genesi 43, 30)
Allora egli si gettò al collo di Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva stretto al suo collo. (Genesi 45, 14)
Poi baciò tutti i fratelli e pianse stringendoli a sé. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui. (Genesi 45, 15)
Allora Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Gosen incontro a Israele, suo padre. Appena se lo vide davanti, gli si gettò al collo e pianse a lungo stretto al suo collo. (Genesi 46, 29)
Allora Giuseppe si gettò sulla faccia di suo padre, pianse su di lui e lo baciò. (Genesi 50, 1)
e vi impiegarono quaranta giorni, perché tanti ne occorrono per l'imbalsamazione. Gli Egiziani lo piansero settanta giorni. (Genesi 50, 3)