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Allora il giovane rivolse all'angelo questa domanda: "Fratello Azaria, che farmaco ci può essere nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?". (Tobi 6, 7)
Quanto al fiele, se ne ungi gli occhi di colui che è affetto da macchie bianche e soffi su quelle macchie, gli occhi guariscono". (Tobi 6, 9)
Poi Raguel macellò un montone del gregge facendo loro una calorosa accoglienza. (Tobi 7, 8)
Indi ordinò alla moglie di fare dei pani in abbondanza; poi andò al gregge e riportò due buoi e quattro montoni; li fece macellare e cominciarono così a preparare il banchetto. (Tobi 8, 19)
Spalma il fiele del pesce sui suoi occhi; il farmaco intaccherà e asporterà le macchie bianche dai suoi occhi, così tuo padre riavrà la vista e vedrà la luce". (Tobi 11, 8)
Tobia gli andò incontro tenendo in mano il fiele del pesce; soffiò sui suoi occhi e tirandolo vicino gli disse: "Coraggio, padre!". Indi applicò il farmaco e glielo tenne fermo. (Tobi 11, 11)
Per questo consegnasti i loro capi alla morte e al sangue, quel giaciglio macchiato del loro inganno, ripagato con inganno; hai percosso gli schiavi con i capi e i capi sui loro troni. (Giuditta 9, 3)
La regina Ester cercò rifugio anch'essa nel Signore, in preda all'agonia della morte. Tolte le vesti sontuose, indossò vesti di mestizia e di lutto, e invece degli abbondanti profumi cosparse la sua testa di cenere e fango. Macerò duramente il suo corpo e ogni luogo, che era stato teatro della sua gioia, riempì dei riccioli della sua capigliatura. (Ester 4, 17)
Ester parlò ancora al re, prostrata a terra, pianse e supplicò perché annullasse il malvagio progetto di Aman, l'agaghita, e quanto egli aveva macchinato contro gli Ebrei. (Ester 8, 3)
Così infatti Aman, un macedone, figlio di Ammedàta, in realtà un estraneo al sangue dei Persi e molto lontano dalla nostra eccellenza, essendo accolto ospitalmente da noi, (Ester 8, 12)
Con questo sistema credette, isolandoci, di far passare il dominio dai Persiani ai Macedoni. (Ester 8, 12)
Nell'anno quarto del regno di Tolomeo e Cleopatra, Dositeo, che si dice essere sacerdote e levita, e Tolomeo suo figlio, portarono la lettera pubblicata riguardo alla festa di Purim; essi affermavano essere quella la vera ed essere stata interpretata da Lisimaco, figlio di Tolomeo, residente a Gerusalemme. (Ester 10, 3)