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Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore suo Dio (Giona 2, 2)
Sono sceso alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue spranghe dietro a me per sempre. Ma tu hai fatto risalire dalla fossa la mia vita, Signore mio Dio. (Giona 2, 7)
Quando in me sentivo venir meno la vita, ho ricordato il Signore. La mia preghiera è giunta fino a te, fino alla tua santa dimora. (Giona 2, 8)
Ma io con voce di lode offrirò a te un sacrificio e adempirò il voto che ho fatto; la salvezza viene dal Signore». (Giona 2, 10)
E il Signore comandò al pesce ed esso rigettò Giona sull'asciutto. (Giona 2, 11)
Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore: (Giona 3, 1)
Giona si alzò e andò a Ninive secondo la parola del Signore. Ninive era una città molto grande, di tre giornate di cammino. (Giona 3, 3)
Giona cominciò a percorrere la città, per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta». (Giona 3, 4)
Pregò il Signore: «Signore, non era forse questo che dicevo quand'ero nel mio paese? Per ciò mi affrettai a fuggire a Tarsis; perché so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. (Giona 4, 2)
Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!». (Giona 4, 3)
Ma il Signore gli rispose: «Ti sembra giusto essere sdegnato così?». (Giona 4, 4)
Allora il Signore Dio fece crescere una pianta di ricino al di sopra di Giona per fare ombra sulla sua testa e liberarlo dal suo male. Giona provò una grande gioia per quel ricino. (Giona 4, 6)